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Supplì alla romana: storia e origine

supplìIl supplì è annoverato come una delle pietanze più comuni della cucina romana. Da mangiare al volo, può essere considerato sia una ricetta di strada sia una portata da gustare morso dopo morso, comodamente al tavolo.

Il supplì è un cugino minore dell’arancina palermitana, con cui condivide la forma sferico-ovale e il colorito dorato dato dalla panatura.

Al suo interno, la ricetta prevede che ci siano riso al ragù e mozzarella, mentre pecorino, uova e pangrattato dovrebbero servire per rivestirlo. Il procedimento prevede che gli ingredienti vengano uniti, creando già una forma detta a siluro, per poi essere infarinati, passati nell’uovo e poi nuovamente impanati con il pangrattato.

Come si è già fatto intendere, le sue origini sono romane: nella città eterna fece probabilmente la sua prima apparizione, già prima del 1800. Il XIX secolo segna infatti il momento storico di più antica attestazione, quello in cui questo alimento assunse il nome attuale. I primi a dargli un appellativo furono quasi sicuramente i francesi: i vicini d’oltralpe sarebbero rimasti colpiti dal carattere misterioso di questo involucro ripieno, tanto che iniziarono a chiamarlo surprise. La parola subì poi un’italianizzazione in supplì.

Bisognerà attendere la fine dello stesso secolo per vedere questa pietanza apparire per la prima volta fra le righe di un menù. Fu infatti la Trattoria della Lepre a inserirlo ufficialmente nel 1874. Qualche decennio più tardi, un’altra attestazione storica dell’esistenza del supplì fu quella dello scrittore irlandese James Jyce che, commentando il suo soggiorno nella capitale, si soffermò sui dettagli del cibo di strada. Da allora a oggi, il supplì non è di certo cambiato nella forma, nell’aspetto, né tanto meno nel sapore.

La sua fama però si è ampiamente diffusa, dalle viuzze di Roma, fino ai ristoranti di New York e Tokio. Ovunque ancora è mangiato rigorosamente con le mani e la mozzarella filante (simile al cavo telefonico, da qui l’espressione supplì al telefono) non smette di unire continenti diversi, fra passato e presente.

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