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Verdura, frutta e legumi: usanze romane

usanze romaneVerdura, frutta e legumi sono alcuni fra gli alimenti essenziali per condurre un corretto stile di vita a tavola. Lo sapevano bene già gli antichi, sia i greci sia i romani.

I romani, specialmente durante l’età imperiale, erano soliti alimentarsi prediligendo frutta e vegetali, avendone sia apprezzato il gusto, sia riconosciuto le tante proprietà nutritive. Per quanto riguarda le verdure e gli ortaggi, a Roma erano talmente amate che il poeta Plauto definiva gli stessi abitanti dell’Urbe come mangiatori di erbe.

Enormemente diffuse erano sicuramente le carote, nella varietà detta “pastinica”, originaria della Germania. Vendute a mazzi, venivano consumate solo dopo un invecchiamento di due anni. Per il suo gusto forte, abbastanza apprezzato anche il ravanello, che i romani mangiavano accompagnato dalle olive.

Amate in tutte le loro varietà, le cipolle erano però disdegnate dai ceti più abbienti e destinate a un’alimentazione piuttosto “povera”. Inoltre, secondo le testimonianze, di un’altra verdura – i porri – era molto ghiotto il poeta Orazio, che era solito farne delle zuppe. Menzione va fatta anche dei cetrioli (di cui faceva incetta l’imperatore Tiberio), delle zucchine, degli asparagi e dei cavoli, che vennero citati pure nell’enciclopedica opera di Plinio il vecchio.

Ma i romani amavano anche mangiare legumi e i più consumati erano fave, lupini, lenticchie, ceci e piselli. Questi costituivano il tipico pasta della sera dei ceti meno abbienti, a cui veniva comunque riconosciuto un importante valore proteico.

Un discorso a parte va fatto per la frutta: al contrario di oggi, era considerata “cibo da ricchi”, per una questione legata alla praticità. Gli alberi da frutto, infatti, risultavano agli occhi degli antichi troppo impegnativi e ingombranti, motivo per cui tali coltivazioni erano più rare e ricercate. Di frutticoltura abbiamo comunque testimonianza tramite le opere di Catone e Varrone. Probabilmente, il frutto più comune nella Roma imperiale era di sicuro il fico, preferito per la sua succosità, ma altrettanto presenti sulle tavole erano sia i melograni che l’uva. Apprezzati, infine, anche frutti più preziosi come le fragoline di bosco e i mirtilli.

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