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Il farricello: storia e origini di una tradizione

Al principio fu il farro. Questo cereale, senz’altro uno dei più antichi al mondo, parte dal Medio Oriente e raggiunge l’Egitto attraverso scambi commerciali. Infine, si diffonde in tutto il Mediterraneo, e diventa la base del famoso farricello romano.

L’origine del farricello: dall’Antica Roma a oggi

Il farro nell’Impero Romano

Il farro era l’alimento principale degli antichi romani, tanto da diventare di uso quotidiano. Ogni soldato sul campo ne riceveva un pugno come premio per lo sforzo profuso in battaglia. Lo schiavo o il prigioniero avevano diritto a una libbra al giorno per sfamarsi. L’utilizzo del farro era così radicato da diventare il simbolo di un particolare rito nuziale, la confarreatio. In questa occasione gli sposi spezzavano una focaccia di farina di farro per suggellare la loro unione.

Questo cereale, che univa militari, schiavi e aristocratici, era alla base dell’alimentazione degli antichi romani. Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis historia, scriveva che il farro era il cereale più resistente sia nelle terre fredde che in quelle siccitose.

La coltivazione del farro subisce un brusco arresto all’inizio del Novecento, anche a causa dell’avvento del Fascismo, data la laboriosità della sua lavorazione. La diffusione del frumento, in grado di garantire una resa migliore con costi meno onerosi, lo ha rimpiazzato.

La minestra di farricello

Tuttavia, il farro è rimasto nella tradizione culinaria romana come ingrediente base di un gustoso piatto povero: il farricello.

Questo piatto si preparava nelle famiglie meno abbienti dell’Antica Roma per celebrare qualcosa di importante. È caratterizzato da una lavorazione particolare, che consiste nello spezzare il chicco integrale, liberato dalla pula, in tre o quattro parti. Si parla, infatti, di farro spezzato, che si presenta dal colore ambrato e non necessita di ammollo.

Il farricello si utilizza per la preparazione di minestre, zuppe e insalate e dà il suo nome a uno dei più prelibati piatti poveri della cucina romanesca. A esso è dedicata anche un’ode da parte del romano dei romani, Aldo Fabrizi, che con sicurezza affermava: “si nun l’avete mai assaggiato, calcolate un etto e mezzo a testa”.

La minestra di farricello è un piatto ricco, insaporito dalle cotiche e da un soffritto di aglio, cipolla e peperoncino. A questo si aggiunge conserva di pomodoro e brodo (o acqua calda). Nel bollore, il farricello va aggiunto a pioggia e fatto cuocere come un risotto fino all’assorbimento del liquido.

Delizia della tradizione romana

Ciò che colpisce è la consistenza cremosa di questa minestra, che si rivela un piatto rassicurante nelle giornate uggiose. Un vero e proprio comfort food di matrice romanesca, annoverato tra le più deliziose ricette della tradizione romana, insieme alla carbonara, la gricia e ai carciofi alla giudia.

Il farricello nasce come piatto povero e si arricchisce, oggi, di nuovi ingredienti che lo rendono ancora più gustoso senza tradirne il senso originale, come il guanciale e l’immancabile pecorino, rigorosamente romano. Lo scrittore George Bernard Shaw, in una delle sue citazioni più famose, riteneva che “le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare”. Ma questo, di certo, non vale per il farricello, ricco di fibre, vitamine del gruppo B e poco calorico, fatta eccezione per le cotiche e il pecorino. E allora cosa aspettate? Buttateve un etto e mezzo di farricello, un bicchiere di rosso di Frascati, e come si dice: “fidasse è bene, magna’ è meglio!”.

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